Montagne Selvagge

Escursioni guidate nelle selvagge bellezze d'Abruzzo


 Madonna del Caùto – L’eremo che sovrasta la cascata

Il sistema delle aree protette della regione Abruzzo comprende, oltre ai tre parchi nazionali (Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Parco Nazionale della Majella) e a un parco regionale (Velino-Sirente), svariate Riserve Naturali (Statali e Regionali) e Parchi Territoriali Attrezzati. Tra i principali motivi che rendono queste aree meritevoli di essere visitate, spiccano i valori legati alla flora, alla fauna e alla geomorfologia, ma non solo.

La Riserva Naturale Regionale “Zompo Lo Schioppo”  (L.R. 29/05/1987),  costituisce parte del SIC IT7110080 (i.e. Sito di Importanza Comunitaria individuato in base alla Direttiva Habitat 92/43/CEE).

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La faglia del terremoto della Marsica

Quando siamo stati nel paese fantasma di Sperone e sul Monte Serrone, dove restano ben visibili i segni del terribile terremoto che distrusse gran parte della Marsica il 13 gennaio del 1915, siamo rimasti profondamente colpiti vedere da vicino la faglia di questo terremoto. Il pendio del monte, infatti, è segnato da una lunga faglia visibile nel video che ho condiviso di seguito.  È stato veramente toccante osservare questi segni nella roccia… ed il pensiero va alle genti che con grande forza e volontà non si arresero e ricostruirono.

 

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La risorgente del fiume Imele

Tagliacozzo (Aq)

 

Risorgenti dell’Imele

L’Imele, noto affluente del Tevere, citato anche da Virgilio nell’Eneide, è un idronimo probabilmente coniato dagli abitanti primitivi di questi luoghi, come espressione dell’immagine della mente umana.

Secondo alcuni richiama o il vocabolo latino hiemns (inverno, freddo) o ancor meglio l’aggettivo latino imus (profondità) che ben si associano alla realtà del fiume. Dunque Imele, “il fiume freddo delle profondità”.

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Ventitrè dicembre duemiladiciotto

Oggi una belllissima escursione alla scoperta di Tagliacozzo, del fiume Imele e della sua storia! 

 

 

Chi temeva che la nebbia avrebbe compromesso l’esperienza di cammino si è ricreduto quasi subito, perche grazie a lei abbiamo apprezzato una dimensione magica che ha esaltato i nostri stessi sensi, la condivisione delle emozioni, prima tra tutte quella generata da un silenzio “assordante” che ci ha detto molto.

Può esser stato il gorgoglio delle acque alle risorgenti del fiume, l’umidità della nebbia nei capelli, il vento che piegava dolcemente i pini, la luce magnifica che ci ha accolti sul monte della Difesa, i due cagnolini che ci hanno seguiti festosi, le bacche di rosa canina che abbiamo spremuto fino a succhiarne la polpa, il profumo del sottobosco, il segno del lupo nei resti del suo pasto di predatore infallibile.

Può essere stato questo, o molto altro. 

Nella geologia, nella natura, nella storia che si è disvelata a noi, fatto sta che bastava solo osservare e avere la capacità di mettersi in ascolto.

Di noi stessi come dell’altro.

Grazie a tutti i partecipanti per aver condiviso con noi queste emozioni

 


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