L’amore: il sentimento più profondo e forte che ci sia

Postato il Feb 14, 2019 | 0 comments


Ho scritto questo racconto la notte di capodanno del 2015.
L’avevo messo nel “dimenticatoio”, l’ho riletto tutto di un fiato e mi ha ricordato…

Augurandovi un Buon San Valentino, vi inoltro di nuovo questo mio pensiero.

PASSÒ LA NOTTE
ARRIVÒ IL GIORNO

Dal Sentimento, nel Sentimento.

L’anno 2014 si è concluso con il mio ricovero in ospedale. Sono entrato il 27 dicembre per un piccolo problema da risolvere.
Ma è una questione che non ha importanza, vorrei raccontarvi ciò che mi ha colpito veramente.
Durante questa permanenza ho incontrato quel Sentimento che cercavo da tempo negli occhi di una coppia e l’ho riconosciuto. Ero nel mio letto, leggevo le splendide parole di Henry David Thoreau e pensavo al suo mondo, alla sua diligenza nel disobbedire alle ingiustizie dell’uomo.
Mentre leggevo, osservavo sulla mia destra, oltre il corridoio, dentro una stanza, una coppia di anziani.
Lui ricoverato e sdraiato sul letto, lei intenta a curarlo, seduta su una sedia.
Più osservavo e più mi rendevo conto che in quella stanza c’era l’antico, il non consumato, il non corrotto, il non inquinato, il puro, il sacro. 

L’anziano era ricoverato da circa due mesi ed era malato da oltre sette anni.
Sua moglie era lì con lui dal primo giorno d’ospedale e non era mai ritornata a casa. Giorno e notte combatteva il sonno e la stanchezza, senza perdere nemmeno un respiro, un battito di ciglio del suo amato marito. Sedeva su quella sedia e in silenzio, con estrema devozione, osservava gli occhi di lui. 

L’uomo respirava con difficoltà, ed era aiutato da un respiratore artificiale. Il primo giorno che entrai era in condizioni critiche, sentivo i dottori che parlavano di uno stato comatoso. Lei ascoltava e dolcemente piangeva.
Un giorno la donna chiese ad uno dei medici in visita: “dottore, ma come sta allora?” il dottore le rispose abbracciandola: “signora, c’è la vita e c’è la morte, stiamo facendo il possibile, ma lei dovrà capire…”. Eppure era lui a non capire quanta magia quei due anziani sapevano custodire. 
Ascoltando la risposta del medico, la donna si tolse gli occhiali, si asciugò gli occhi dalle lacrime e tornò a passo veloce e deciso in stanza. Tornò a sedere su quella sedia, come a protezione del marito.

Passò la notte, arrivò il giorno

Con sorpresa e gioia vidi che i due stavano parlando, non so cosa stessero dicendo, ma avevano volti sorridenti e coraggiosi. Parlavano e parlavano, e stavano bene anche in quella stanza, tra quelle mura color celestino, scarna, con un semplice armadietto di lato e una finestra affacciata su altre finestre… quella stanza che li ospitava da due mesi.

Passò il giorno, arrivò la notte. 
Passò la notte, arrivò il giorno.

Arrivarono parenti in visita. L’anziano li osservava come un saggio osserva i suoi discepoli e parlava con loro.
Sorridevano. La donna era rasserenata. I visitatori ascoltavano con attenzione tutto quello che diceva l’uomo e la moglie, seduta su quella sedia, era fissa e in silenzio ad ascoltare, come se le parole del marito venissero da un luogo dimenticato e attendessero da tempo di essere ascoltate. 
Arrivò la notte di capodanno. Una notte infiammata da luci, rumori e grida d’entusiasmo provenienti dall’esterno.
Alzai la tapparella e da una finestra che dava su palazzoni di nuova costruzione, vidi mille fuochi d’artificio spegnersi in altrettanti colori esplosivi. D’altronte era il primo dell’anno e in un periodo di crisi come questo – pensai – in qualche modo bisogna pur spendere del denaro. Eppure la mia attenzione era rivolta al firmamento coronato di stelle.
Non percepivo il freddo vicino al termosifone, ma all’esterno il gelo la faceva da padrone, e le temperature sabbero arrivate a – 13 gradi.

Andai in corridoio, osservai a lungo l’albero di natale ed il presepe, le varie lucette ad intermittenza… pensavo…pensavo…
Avevo la testa bassa, una voce richiamò la mia attenzione: “Giovanotto, giovanotto! Prenditi un pezzo di pandoro”. Io, sorpreso, risposi: “Grazie signora, ma non posso mangiarlo”, ero a dieta ferrea e forzata da una settimana. Lei mi disse: ” sei giovane e devi mangiare”, le sorrisi ringraziandola di nuovo, ma non potei accettare. Volle portarmi in stanza con sé. Era passata la mezzanotte: il 2015 era entrato alle porte, diedi gli auguri di buon anno a suo marito e a lei.
La ringraziai ancora una volta, lei mi chiese il perchè, ma io non risposi. 

La osservavo profondamente negli occhi, erano rossi per il pianto, ma raccontavano anni e anni di amore. Nel suo pianto non c’era sofferenza, nelle sue lacrime non vedevo il dolore. In quegli occhi io vedevo un mondo lontano che l’uomo ormai ha abbandonato, almeno da quando s’è fatto conquistare dall’abitudine delle cose.
Quella donna si stava preoccupando per gli altri, offriva il suo regalo di fine anno: un pezzo di pandoro che aveva un valore inestimabile. Non potei accettarlo, ma quella notte ricevetti un regalo enorme.
Entrato nella loro stanza, guardai la sedia della donna. A molti poteva sembrare una sedia come tante, ma per occhi attenti, capaci di osservare il cambio del vento, quella sedia diventava il trono dell’amore eterno, dove il sangue pulsante risiede a custodia della nascita della luce.

In quella stanza non c’era solo una sedia, un letto e due anziane persone, ma c’era un vero Sentimento. Lo incontri raramente nella vita, ma quando succede ti senti piccolo, come una forma indefinita in una vallata, vista da lontano, come da un vetta altissima.
In quel momento capisci che bisogna ricercare continuamente per riuscire ad accedere nei campi della vita.

Termino di scrivere questo racconto, esco in corridoio, mi affaccio alla loro stanza, saluto l’uomo, senza parlare, solo con il gesto della mano.
Lui mi sorride, lei mi ringrazia.

Passò la notte

Arrivò il giorno

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