Sulle tracce di…


La grande emozione di passare lì dove è passato l’Orso bruno marsicano!

Camminando in natura si possono incontrare tracce degli animali selvatici, che liberamente percorrono i sentieri di montagna durante le loro azioni quotidiane. Un’ impronta o un escremento non sono semplici incontri, in verità permettono di capire che il bosco e la montagna hanno vita, e che questa deve essere rispettata per non farla morire.

 

 

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Alle pendici del Monte Velino e del Monte Cafornia, nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino, in Abruzzo, è possibile ammirare il volo maestoso del grifone (Gyps fulvus), un avvoltoio di grandi dimensioni (dai 9-12 chilogrammi) ed un’apertura alare variabile da 240 a 280 centimetri.

Negli anni passati era scomparso quasi ovunque in Italia, salvatosi dall’estinzione solo in Sardegna. E’ stato poi reintrodotto in Friuli-Venezia Giulia, in Sicilia e in Abruzzo. Il Corpo Forestale dello Stato ha reintrodotto con successo il grifone nella Riserva Naturale Orientata del Monte Velino, nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino (Abruzzo), dove sono stati liberati 97 individui tra il 1994 ed il 2002.

Vederlo volare è un’emozione unica, ti trasmette quel senso di libertà che solo la natura può donarti. Il suo spirito antico deve essere preservato e custodito… come in un tempo in cui l’uomo, a stretto contatto con Madre Natura, vedeva in esso l’essere che portava lontano lo spirito dalla volgarità del mondo.

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In questo periodo dell’anno, camminando sui nostri sentieri, puoi imbatterti in questi straordinari lasciti, che molte volte, erroneamente chiamamo corna. Per la verità si tratta di un palco di cervo, che quest’animale maestoso ogni anno perde per poi rispuntare esattamente lì da dove è caduto, nel giro di pochi mesi, più forte e più bello di prima. I palchi imponenti sono formati interamente da tessuto osseo (che cresce da steli ossei permanenti) ricoperto, nella fase di crescita, da una sorta di velluto che poi perde.

Il Cervo è simbolo di rigenerazione vitale, anche grazie al ciclo annuale dei suoi palchi, che sembra ricordare quasi una sorta di ritmo vitale di rinascite dopo la morte. Per altri, al contrario, il palco, sviluppandosi come un ramo verso l’alto, assumerebbe un valore allegorico di sviluppo e di unione tra le forze superiori e quelle inferiori.

Palco del cervo

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Sulle tracce del lupo

Sulle tracce del lupo


Postato il Nov 30, 2015

Tracce del lupoCapita spesso, passeggiando in natura, di trovare tracce di canidi sul terreno o sulla neve, in inverno. È tuttavia non sempre altrettanto facile capire se si tratti di un cane o se, invece, siamo davvero sulle tracce di un lupo.
L’impronta di entrambi gli animali è piuttosto simile, in effetti, soprattutto nel caso di un cane di grossa taglia e abbiamo quindi bisogno di vari elementi per rispondere alla nostra domanda.
Stando alle sole dimensioni, un esemplare di lupo adulto lascia un’orma di lunghezza non inferiore ai 10 cm, larga non meno di 8. Tali dimensioni, però, sono soggette ad età e sesso dell’animale, quindi non potremmo basarci solo su di esse per avere certezze. Le unghie, solitamente più appuntite che nel cane, anche in questo caso, sono un parametro poco attendibile se considerato da solo, se al contempo, invece, sono riscontrabili in un’orma già più lunga di 12-13 cm, i due elementi ci confermerebbero con buone probabilità la presenza del lupo.

orme del lupoSe l’orma singola non sempre ci aiuta, una serie di orme contigue, quando riusciamo a rintracciarne, sono la prova più determinante per fugare ogni dubbio. Cane e lupo, infatti, procedono solitamente in modi molto differenti e l’attenta osservazione dell’una e dell’altra deambulazione ci consente di concludere con qualche certezza in più la nostra identificazione. Il lupo punta la preda e procede, a passo ordinario, in linea retta, ed il branco si accoda al primo seguendo una pista lineare. Il cane, invece, distratto da più sollecitazioni, prosegue tra soste e diversi focus d’attenzione ogni 3-4 passi circa, disegnando un incedere molto meno lineare sul terreno. Questa differente attitudine, riscontrata dalle tracce a terra, ci consente di distinguere tra i due canidi, lì dove insistessero dubbi sul solo aspetto dell’impronta.

Orma di lupo fotografata da noi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

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Strani segni sugli alberi…

Strani segni sugli alberi…


Postato il Nov 11, 2015

segni dei palchi sulla corteccia di un faggioCamminando nel bosco può capitare di imbattersi in piante ad alto fusto che presentino lacerazioni non comuni, disordinate, all’apparenza inflitte con mezzi di fortuna seppur variamente affilati, che ne attraversano l’intera ampiezza, scorticando letteralmente gran parte della corteccia.
segni dei palchi sulla cortecciaChi non conosce l’attività di muta stagionale dei cervidi locali, potrebbe rimanerne certamente sorpreso, non sapendo che questi animali, cervi o caprioli, rinnovando ogni anno i propri palchi, che spesso definiamo impropriamente corna, sono soliti utilizzare alberi ed arbusti per facilitare il distacco del cosiddetto velluto che li ricopre e che ne permette, grazie ad un’intensa vascolarizzazione, il completo sviluppo osseo.
segni del passaggio del cervoSpesso i segni lasciati sulle cortecce, però, fungono, al contempo, da monito per gli altri esemplari maschi che si guarderanno bene dall’attraversare un territorio “segnato” e cercheranno altrove nuovi spazi da far propri allo stesso modo per caccia ed accoppiamento.tagli selvatici

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CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)
Potremmo dire con una certa fierezza di aver incontrato un animale modello, non nel senso più scientifico del termine, ma per quello certamente più prosaico. Divertente a dirsi, in effetti, perchè il nostro, tra gli ungulati simili a questo, sembrerebbe essere a tutti gli effetti il camoscio più bello del mondo, definito tale già alla fine dell’Ottocento, quando venne classificato e distinto dagli altri esemplari europei per la caratteristica mascherina di pelo più scuro intorno agli occhi, cui deve il nome scientifico della sottospecie. CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)
Bello, dunque, e con albero genealogico nobile, se teniamo conto che l’antenato diretto del nostro fu il primo esemplare di camoscio comparso in Europa, più precisamente dopo la glaciazione detta Riss, nel Pleistocene.
Gli individui presenti sulle nostre pareti rocciose sono circa 1500, vivono tra i 12 e i 18 anni e trovano riparo in habitat impervi e difficili da raggiungere per scampare agli attacchi dei predatori.
CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)In estate frequentano praterie d’alta quota, ma durante i periodi invernali, quando le nostre cime sono innevate, scendono verso valle e li si può incontrare anche nei boschi.

 

 

 

 

CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)“Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da’ ghiacci immani rotolando per le
selve croscianti:

ma da i silenzi de l’effuso azzurro
esce nel sole l’aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero
volo solenne.”

(da PIEMONTE di Giosuè Carducci)

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