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La montagna ti riserva sempre delle sorprese…

In questo periodo dell’anno, camminando sui nostri sentieri, puoi imbatterti in questi straordinari lasciti, che molte volte, erroneamente chiamamo corna. Per la verità si tratta di un palco di cervo, che quest’animale maestoso ogni anno perde per poi rispuntare esattamente lì da dove è caduto, nel giro di pochi mesi, più forte e più bello di prima. I palchi imponenti sono formati interamente da tessuto osseo (che cresce da steli ossei permanenti) ricoperto, nella fase di crescita, da una sorta di velluto che poi perde.

Il Cervo è simbolo di rigenerazione vitale, anche grazie al ciclo annuale dei suoi palchi, che sembra ricordare quasi una sorta di ritmo vitale di rinascite dopo la morte. Per altri, al contrario, il palco, sviluppandosi come un ramo verso l’alto, assumerebbe un valore allegorico di sviluppo e di unione tra le forze superiori e quelle inferiori.

Palco del cervo

Sulle tracce del lupo

Tracce del lupoCapita spesso, passeggiando in natura, di trovare tracce di canidi sul terreno o sulla neve, in inverno. È tuttavia non sempre altrettanto facile capire se si tratti di un cane o se, invece, siamo davvero sulle tracce di un lupo.
L’impronta di entrambi gli animali è piuttosto simile, in effetti, soprattutto nel caso di un cane di grossa taglia e abbiamo quindi bisogno di vari elementi per rispondere alla nostra domanda.
Stando alle sole dimensioni, un esemplare di lupo adulto lascia un’orma di lunghezza non inferiore ai 10 cm, larga non meno di 8. Tali dimensioni, però, sono soggette ad età e sesso dell’animale, quindi non potremmo basarci solo su di esse per avere certezze. Le unghie, solitamente più appuntite che nel cane, anche in questo caso, sono un parametro poco attendibile se considerato da solo, se al contempo, invece, sono riscontrabili in un’orma già più lunga di 12-13 cm, i due elementi ci confermerebbero con buone probabilità la presenza del lupo.

orme del lupoSe l’orma singola non sempre ci aiuta, una serie di orme contigue, quando riusciamo a rintracciarne, sono la prova più determinante per fugare ogni dubbio. Cane e lupo, infatti, procedono solitamente in modi molto differenti e l’attenta osservazione dell’una e dell’altra deambulazione ci consente di concludere con qualche certezza in più la nostra identificazione. Il lupo punta la preda e procede, a passo ordinario, in linea retta, ed il branco si accoda al primo seguendo una pista lineare. Il cane, invece, distratto da più sollecitazioni, prosegue tra soste e diversi focus d’attenzione ogni 3-4 passi circa, disegnando un incedere molto meno lineare sul terreno. Questa differente attitudine, riscontrata dalle tracce a terra, ci consente di distinguere tra i due canidi, lì dove insistessero dubbi sul solo aspetto dell’impronta.

Orma di lupo fotografata da noi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Strani segni sugli alberi…

segni dei palchi sulla corteccia di un faggioCamminando nel bosco può capitare di imbattersi in piante ad alto fusto che presentino lacerazioni non comuni, disordinate, all’apparenza inflitte con mezzi di fortuna seppur variamente affilati, che ne attraversano l’intera ampiezza, scorticando letteralmente gran parte della corteccia.
segni dei palchi sulla cortecciaChi non conosce l’attività di muta stagionale dei cervidi locali, potrebbe rimanerne certamente sorpreso, non sapendo che questi animali, cervi o caprioli, rinnovando ogni anno i propri palchi, che spesso definiamo impropriamente corna, sono soliti utilizzare alberi ed arbusti per facilitare il distacco del cosiddetto velluto che li ricopre e che ne permette, grazie ad un’intensa vascolarizzazione, il completo sviluppo osseo.
segni del passaggio del cervoSpesso i segni lasciati sulle cortecce, però, fungono, al contempo, da monito per gli altri esemplari maschi che si guarderanno bene dall’attraversare un territorio “segnato” e cercheranno altrove nuovi spazi da far propri allo stesso modo per caccia ed accoppiamento.tagli selvatici

Il camoscio più bello del mondo sulle vette d’Abruzzo: eleganza e geni nobili del nostro esemplare

CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)
Potremmo dire con una certa fierezza di aver incontrato un animale modello, non nel senso più scientifico del termine, ma per quello certamente più prosaico. Divertente a dirsi, in effetti, perchè il nostro, tra gli ungulati simili a questo, sembrerebbe essere a tutti gli effetti il camoscio più bello del mondo, definito tale già alla fine dell’Ottocento, quando venne classificato e distinto dagli altri esemplari europei per la caratteristica mascherina di pelo più scuro intorno agli occhi, cui deve il nome scientifico della sottospecie. CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)
Bello, dunque, e con albero genealogico nobile, se teniamo conto che l’antenato diretto del nostro fu il primo esemplare di camoscio comparso in Europa, più precisamente dopo la glaciazione detta Riss, nel Pleistocene.
Gli individui presenti sulle nostre pareti rocciose sono circa 1500, vivono tra i 12 e i 18 anni e trovano riparo in habitat impervi e difficili da raggiungere per scampare agli attacchi dei predatori.
CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)In estate frequentano praterie d’alta quota, ma durante i periodi invernali, quando le nostre cime sono innevate, scendono verso valle e li si può incontrare anche nei boschi.

 

 

 

 

CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata)“Su le dentate scintillanti vette
salta il camoscio, tuona la valanga
da’ ghiacci immani rotolando per le
selve croscianti:

ma da i silenzi de l’effuso azzurro
esce nel sole l’aquila, e distende
in tarde ruote digradanti il nero
volo solenne.”

(da PIEMONTE di Giosuè Carducci)

                       CAMOSCIO APPENNINICO (Rupicapra pyrenaica ornata) 11201899_553155934837058_6819803603868097135_n

PASTORE ABRUZZESE

Continuano i nostri fortunati incontri in montagna…

Oggi abbiamo incontrato il pastore per eccellenza: il MASTINO ABRUZZESE, anche noto come Pastore Maremmano Abruzzese. Imponente, candido come la neve, segue e si prende cura delle pecore che gli vengono affidate al pascolo, difendendole dal predatore più tradizionale sui nostri monti: il lupo.

È DAVVERO NEMICO GIURATO DEL LUPO?

Pastore AbruzzeseIl PASTORE ABRUZZESE, fedelissimo tutore del gregge con uno scopo ben preciso che va al di là del semplice “attacco all’intruso”, non è, né dovrebbe essere considerato banalmente nemico giurato del lupo. Anni fa, alla fine di ottobre del 2006, fece molto scalpore la storia dei due cani, pastori abruzzesi entrambi, che permisero ad un lupo del Parco dei Monti della Laga, ferito da una tagliola, di trovare rifugio a valle, nel fienile che custodivano, a pochi passi dalle pecore, riuscendo così di fatto a salvargli la vita. Troppi gridarono al miracolo, senza sapere che questo cane pastore non è solito attaccare se non si presenta un reale pericolo, né è portato a rincorrere un possibile intruso se questo non ha comportamenti potenzialmente predatori. Il cane pastore, quindi, non è nemico del lupo, ingaggia, al contrario, con quest’ultimo semplicemente quello che potremmo definire un gioco di ruoli, col solo fine di salvaguardare le pecore e definire il proprio territorio. Una volta allontanato il predatore, il cane pastore non infierisce, né si allontana dall’area.

CURIOSITÀ E STORIA:

Da sempre presente sugli appennini con lo stesso ruolo di difensore delle greggi, ne abbiamo memoria già dal I sec. d.C., quando di lui e del suo ruolo consolidato parla già Columella. Il collare rosso che il nostro nuovo amico di oggi porta al collo ha il curioso nome di vreccale ed è tipico del suo ruolo da secoli. Può essere di cuoio o di maglie di ferro: in entrambi i casi presenta spuntoni di ferro a protezione del collo, zona delicata spesso oggetto d’attacco.

Orso Bruno Marsicano

Orso Bruno Marsicano (Ursus arctos marsicanus).
Il nostro emozionante incontro con l’orso nel Parco Nazionale d’Abruzzo, lazio e Molise. Luglio 2015.

il nostro incontro con l'orso - luglio 2015Nel silenzio di un bosco, mentre osservavo una pianta che si muoveva vistosamente, mi accorsi della sua presenza: c’era lui, l’Orso Bruno Marsicano (Ursus arctos marsicanus) ed il cuore pulsa, emozionando ogni parte di me.
Energia e dominanza nel suo essere e dentro il suo istinto: si muoveva con padronanza e sicurezza.
Trasmetteva una forza immensa, che solo la natura può donarti.
La vetta era ancora lontana, ma fu come esserci arrivati di già. Gli orizzonti sono questo: sono questa grande forza che é tutta intorno a te mentre la osservi. Le altezze sono dentro il tuo respiro che lo osserva profondamente. Il vento é come il tuo respiro che richiama le selvatichezze del tuo cuore…
É lo spirito dell’orso che parla in te, mostrandoti il coraggio.