LA BUFALA SULLA FOTO DEI LUPI NELLA NEVE

Tutto ha inizio i primi giorni di dicembre, quando circola sul web una foto accattivante che ritrae un paesaggio innevato ed un nutrito branco di lupi in fila indiana.

L’articolo, che fa presto il giro del web, arrivando perfino ai giornali locali, parlerà di un episodio abruzzese, sulle prime, collocato poi in Romania, da altre fonti, appena dopo. Uno degli articoli, poi, ha preteso di spiegare, in modo del tutto arbitrario, il comportamento dei lupi secondo logiche schematiche quasi assistenzialiste, in modo talmente vicino all’agire umano da produrre, in rapida successione, un’ampia diffusione su social e web come forse non sarebbe accaduto se si fosse correttamente collocato il branco dove fu realmente ritratto.

La foto, scattata da Chadden Hunter per Frozen Planet, comparsa per la prima volta sul sito della BBC ritrae, al contrario, una scena del Nord America, dove la presenza di grosse prede, come non se ne trovano in Europa, permette branchi di lupi che possono arrivare al considerevole numero della foto, impossibile per i nostri territori, dove gli esemplari attivi hanno numeri, in branco, ben più ridotti.

Chi interpretò arbitrariamente la foto, inoltre, scrisse che l’ordine dei lupi presupponeva esemplari malati in cima, a far da apripista, giovani detti “avanguardia” nelle retrovie, femmine protette al centro e un capobranco ben distanziato in fondo, a controllare il resto della cordata. Al contrario, invece, chi studia scientificamente il loro comportamento spiega il branco in modo del tutto differente. I lupi si muovono in fila indiana per risparmiare energia, camminando sulla traccia che apre sulla neve il capofila. Il primo lupo, dunque, non é un debole, né un malato, considerato l’impegno fisico impiegato.

All’interno del branco vige una duplice gerarchia, maschile e femminile. Al vertice si trova un esemplare maschio, il lupo Alfa, che è il capo assoluto del branco. Grazie alla sua forza, non solo fisica, ma anche psicologica, è un grado di tenere unito il gruppo, proteggerlo dagli estranei, pattugliare e marcare il territorio, scegliere le strategie di difesa e di caccia, stabilire la disposizione delle tane, in una parola, soddisfa tutte le esigenze del branco.

Alla luce di questo, chiariti gli aspetti essenziali del comportamento animale, quello che possiamo dire con certezza è che umanizzare o rendere falsamente compassionevole l’agire del branco in natura non aiuta a capirne veramente le logiche, nè serve a promuovere seriamente politiche volte alla conservazione delle specie.