COME LA NATURA CI AIUTA A CAPIRLA! Vedo e prevedo

Postato il Gen 16, 2020 |


VEDO E PREVEDO…COME LA NATURA CI AIUTA A CAPIRLA!

Negli ultimi anni il nostro clima sta subendo trasformazioni, molte delle quali non sempre benevoli. L’industrializzazione e l’inquinamento in crescita stanno mettendo a dura prova la nostra Madre Terra che, quasi presa alla sprovvista e spaventata, si difende come meglio può attraverso eventi del tutto eccezionali, quali inondazioni o lunghi periodi di siccità.

Questi cambiamenti, o più precisamente adattamenti, mettono in ginocchio l’uomo e il suo lavoro: si fatica a prevedere il tempo, l’evoluzione di una stagione metereologica con conseguente danni nella vita quotidiana.

Anche gli antichi dovevano affrontare i capricci della natura, inconsapevoli delle proprie responsabilità (laddove ci fossero), perciò cercarono di creare schemi e metodi di previsione con pochi strumenti ma con una buona dose di osservazione della Natura stessa.

Ecco allora che per prevedere il tempo, animali, piante e alberi diventano mezzi per conoscere i fenomeni naturali e i suoi cicli, da tramandare di generazione in generazione. Un esempio sono le posate all’interno dei semi di cachi.

Il cachi, conosciuto anche come loto, è un frutto particolarmente zuccherino, che matura nel periodo autunnale, in maniera molto veloce. Gli antichi coltivatori credevano che leggendo l’interno dei suoi semi si potesse sapere come sarebbe stato l’inverno venturo, dato importantissimo per pianificare le coltivazioni: se si apre a metà il nocciolo del frutto si può trovare la rappresentazione grafica delle posate. Il cucchiaio indica nevicate copiose (a cucchiaiate appunto), la forchetta nevicate più discrete quindi un inverno più mite, ed infine il coltello, indice di inverno con vento e freddo tagliente. Pur non avendo un’attendibilità scientifica riconosciuta, molti giurano di aver trovato un riscontro con la realtà, e questo a fatto si che questa pratica sopravvivesse al tempo e alla modernità.

Un altro metodo, che viene usato sin dal Medioevo, soprattutto nelle Marche, è quello della lettura delle cipolle, che avviene all’alba del 25 Gennaio. Queste previsioni si basano sulla reazione di 12 spicchi di cipolle lasciati fuori una notte intera (quella di San Paolo dei Segni, fra il 24 ed il 25 Gennaio appunto), disposti su un tagliere di legno, su cui si versa sopra del comunissimo sale da cucina. Il tagliere viene disposto verso Oriente (punto di nascita astrale) e viene tenuto fuori tutta la notte.

La lettura, che deve avvenire in maniera veloce perché il caldo dell’ambiente abitativo interno potrebbe alterare i risultati, e di conseguenza la “previsione”, si basa sulla reazione che lo spicchio di cipolla ha avuto con il sale e l’ambiente esterno: a seconda se si è sciolto o no, si avranno precipitazioni o clima secco. La Natura ci regala anche molti fiori che fungono da ” barometri”: la carlina, l’acetosella o il papavero della California per esempio, che prevedono tutti il tempo allo stesso modo. I petali aperti e ben distesi preannunciano bel tempo; brutto tempo e pioggia se invece sono chiusi. La Selaginella, o Rosa di Gerico, ha un funzionamento al contrario: si apre con l’umidità e si richiude con il clima secco, e per questa capacità di ” rinvenire” con l’acqua è chiamata anche Pianta della Resurrezione.

Se questo sembra appartenere tutto ad un mondo rurale ed ignorante, credulone, vogliamo parlare della dendroclimatologia? È un ramo della paleoclimatogia che studia e prevede l’andamento e le tendenze dell’inverno attraverso gli anelli del tronco degli alberi…

Interrogare la natura per conoscerne e spiegarne tutti i fenomeni… i druidi avevano previsto tutto: ecco il motivo per cui amavano tanto la Natura ed erano tendenzialmente dei solitari; sapevano che il connubio uomo- natura avrebbe, di certo, ma non in egual misura, penalizzato entrambe le parti. Ma ancora stentiamo a rendercene conto!

Di Silvia Collalti

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