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La storia della “Tana della Volpe” alle pendici del Monte Velino

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Lunedì ero di fretta e, mentre camminavo per le stradine del paese di Massa d’Albe, ho incontrato la mia vicina che mi ringraziava con gentilezza per aver tolto la neve di fronte casa sua, durante l’ultima nevicata. Ogni volta che mi incontra mi ricorda questa cosa; lei e suo marito sono anziani e per me é stato bello aiutarli, anzi mi sono anche divertito.
Ero di fretta e mentre la salutavo ha incominciato a parlarmi, ma io facevo del tutto per congedarmi, perché avevo poco tempo. Poi, però, all’improvviso, mi sono detto dentro: “fermati, liberati e ascolta”, Mi ha raccontato della guerra e di come si ricordasse ancora il rumore degli aerei che spuntavano dal Velino e dal Cafornia per bombardare Massa d’Albe e di come vivevano quei momenti, mi ha indicato un posto nella montagna dove andavano spesso a ripararsi e ha chiamato questo posto “la grotta della volpe”.

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Oggi sono andato lí e, non trovando la grotta perché ricoperta dai rovi, mi sono messo a raccogliere asparagi. Solo più tardi, insistendo, sono riuscita a trovarla. Mi sono infilato nei rovi e sono stato lí per qualche minuto, pensando a come potessero trascorrere quei momenti terribili e di come la montagna potesse offrire “ospitalità” e riparo anche nelle difficoltà umane.

Bene, tutto questo perché mi sono semplicemente fermato ad ascoltare ed ho dato tempo alla mia vita. Quante volte abbiamo detto “non ho tempo ora”? Forse troppe. È ora di recuperare perché non é mai tardi per concedere libertà a noi stessi.

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Il ritorno alla Natura e l’arte del Camminare

Camminare nel bosco

“Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino”

L’autore di questa massima, Henry David Thoreau, nel luglio del 1845, decise di lasciare la cittadina di Concord, dove abitava, per vivere da solo sulle sponde del Lago di Walden, in una capanna che si era costruito da solo. Stette lì poco più di due anni e raccontò la sua esperienza nel suo libro più famoso  Walden, ovvero Vita nei boschi.  L’importanza del ritorno alla natura, lontano da una civiltà indirizzata al solo utile di mercato, emerge direttamente dalle parole dell’autore, che, al contrario, nella ricerca di purità e semplicità ritrova il cuore del vero fabbisogno umano. “Andai per i boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non  fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire  in punto di morte che non ero vissuto”: questo il senso ultimo della sua esperienza.

Ogni giorno della sua vita si metteva in cammino verso ovest e compiva molti chilometri al giorno, seguendo il sole che nasceva e moriva con lui. Pochi anni dopo la sua morte, anche grazie alla sua sensibilità, vennero istituite le prime aree protette al mondo. Nell’opera I boschi del Maine, infatti, introduce per la prima volta l’esigenza della conservazione della natura selvaggia mediante l’ordinamento giuridico, perché “la salvezza del mondo è nella natura selvaggia”. 

John Muir, viaggiatore, esploratore e studioso di ambiente naturale, fu personalità di rilievo come Thoreau nel processo di sensibilizzazione e tutela del paesaggio. Viaggiò in lungo ed in largo per gli Stati Uniti annotando le bellezze di Madre Natura nei suoi appunti che divennero libri e grazie al suo impegno nacque uno dei primi parchi nazionali al mondo, quello dello Yosemite, istituito definitivamente nel 1890.

Camminare nel bosco

Grazie ad uomini come questi, che lottarono per la conservazione delle bellezze della natura, oggi noi possiamo attraversare aree protette su sentieri sicuri, camminare nei boschi, su monti e valli.

Camminare oggi in natura è molto più facile, non ci sono tutte le difficoltà di un tempo nello spostarsi da un luogo all’altro, eppure, nonostante ciò, il solo pensiero della fatica toglie a molti anche solo il desiderio di iniziare a farlo costantemente.

Fa del tuo camminare un’arte. Attraversare un bosco a piedi ti permette di ritornare alla Natura, liberando la testa dai troppi pensieri che solitamente l’attraversano. Trascorrere il tempo in compagnia di alberi che ti osservano silenziosamente può pulire il tuo animo da ogni impurità, quasi stessimo attraversando un filtro in grado di rigenerare la vita al solo passaggio.

Camminare

Oltre all’attività fisica e ai suoi ben noti benefici per il corpo, possiamo anche gioire di questi effetti rivitalizzanti  per la mente e lo spirito. L’attenzione al silenzio, l’ascolto concentrato dell’ambiente e del proprio respiro sono attività che aiutano l’umore ed hanno un naturale effetto benefico sul controllo del proprio sistema nervoso. Camminare all’aria aperta è una sana attività aerobica ed un valido antidepressivo naturale, che spegne consolidate abitudini tossiche del mondo, dall’uso smodato della televisione al consumismo sfrenato. Dopo una bella camminata in natura, poi, si beneficia di un sonno migliore ed il meritato riposo fisico sembra decisamente più efficace del solito a prescindere dalle ore di sonno.

 

Camminare nel bosco

L’arte del camminare ha in sè significati ben più profondi, ancestrali ed introspettivi di quanto si possa in genere ritenere. Quel senso di libertà che in molti cercano, credendo sia quasi impossibile da ottenere, è molto più vicino di quanto si possa in realtà immaginare. Immergersi nella natura, farsi accarezzare dai suoi mille odori, incontrare i suoi mille figli e camminare con essi è già riconciliarsi con il mondo e con se stessi… per la mente, per il corpo, per lo spirito.


 

Albero che parla in me

Roverella

Nelle tue radici nasce un mondo che si innalza verso le energiche solarità del nostro vivere.
Silenziosamente doni respiro e vita, senza chiedere mai nulla in cambio.
Il tuo silenzio é custode della conoscenza.
Nel tuo respiro si compiono rivoluzioni che pregano liberamente il cielo.
Profonda é la devozione verso i tuoi figli e nel tuo seme la selvaggia eredità della perfezione.
Solitario e in famiglie, insegni al mondo spirituali armonie che viaggiano negli spazi infiniti dell’amore, della vita, della storia e del destino.
Al mattino e alla sera, tu, albero, parli in me.

Ercole

30/08/2016

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IN BOCCA AL LUPO: L’AUGURIO MIGLIORE CHE SI POSSA FARE

Quel vecchio modo di dire cui si risponde istintivamente “crepi”, quasi si scampasse al peggiore dei pericoli, è in verità l’augurio migliore che potremmo aspettarci da chi ci vuole bene. “In bocca al lupo”, in effetti, non si vuol riferire, come ormai da tempo si crede, al pericolo, scampato o meno, di finir divorati appunto da un lupo, che si spera poi possa in qualche modo finir disinnescato dal nostro “crepi” buttato in risposta d’istinto, se non con qualche timore. L’origine dell’augurio, al contrario, farebbe riferimento all’attività amorevole di mamma lupo che, per proteggere dai pericoli i propri cuccioli, lì sposta da una tana all’altra, prendendoli, appunto, delicatamente tra i denti. Effettivamente, pensandoci bene, non avrebbe alcun senso augurare a qualcuno di finire sbranati, sperando che il lupo “crepi” solo facendo attenzione alla risposta appropriata da dare immediatamente dopo. L’augurio più sincero, al contrario, vorrebbe chi lo riceve al sicuro da qualunque pericolo, come un cucciolo protetto dalla madre. Come è possibile, allora, che si sia confuso fino a questo punto un augurio che avrebbe meritato in risposta solo un accorato “grazie mille”? Va ricordato che, nel tempo, il lupo non ha vissuto di ottima fama tra le campagne e i propri abitanti, soprattutto tra quanti di loro avessero dei capi di bestiame potenzialmente a rischio in aree dove il lupo abitualmente vivesse. Ecco che, nei secoli passati, il nostro lupo si ritrovò a subire una fama poco felice, che lo volle descrivere come animale feroce, potenzialmente pericoloso, fino a divenire antagonista perfetto delle favole per bambini, dove, da Cappuccetto Rosso in poi, era spesso emblema del pericolo e del male. “Crepi il lupo!” dunque non era che l’unica risposta possibile ad un augurio che col tempo s’era fatto sempre più incomprensibile. “Crepi il lupo!” come la formula magica in grado di scongiurare il pericolo, altrimenti incombente, di finire divorati da una belva famelica, scatenata, non si capisce bene perchè, da qualcuno che, invece, vorrebbe dedicarci un augurio. Oggi che, a ben riflettere, siamo in grado di riportare alla luce il vero spirito di “in bocca al lupo”, iniziamo a risponde “grazie di cuore!” ogni volta che qualcuno ce lo augura, perchè, anche se non lo sa, sta desiderando per noi tutto il meglio possibile.

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in bocca al lupo

 



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Orizzonti dello Spirito

Il sole ancora non sorge, l’aria fredda mi riscalda l’animo.
Lo zaino sulle spalle, una bussola, una cartina e il mio destino.
Alzo lo sguardo verso la vetta, lei mi chiama ed io risponderó. Il sentiero é nel respiro, nell’ascesa io crescerò.
Passo dopo passo, ascolterò ed osserverò, nuove riflessioni, nuove introspezioni, in Selvagge Perfezioni.
Sguardi rivolti a nord ed un silenzio che taglia il vento, pensieri che attraversano gli orizzonti dello spirito ed un sentimento sta nascendo…Gran Sasso d'Italia

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La favola della quercia e del diavolo

Una leggenda popolare sarda ha come protagonista la quercia

Tanto tempo fa, quando ancora era cosa comune incontrare per strada il Signore Iddio, un giorno il diavolo mogio mogio si recò da lui. Fattosi coraggio, gli rivolse rispettosamente la parola: “Tu, o Signore, sei il padrone di tutto l’universo, mentre io, povero diavolo, non posseggo nulla in questo mondo…Ti prego pertanto di concedermi la potestà su una minima parte del creato.” E Dio, di rimando: “Cosa desidereresti avere?” E il diavolo: “Il potere su boschi e foreste!”
E Dio decretò: “Così avvenga. Il potere su boschi e foreste ti apparterrà quando questi d’inverno saranno senza fogliame. Tornerà a me, invece, nelle altre stagioni, quando gli alberi saranno coperti di foglie.” Saputa la notizia dell’avvenuto patto, tutti gli alberi del bosco cominciarono a preoccuparsi, finchè l’inquietudine si trasformò in agitazione.
Il carpino, il tiglio, il platano, il faggio, l’olmo, l’acero si chiedevano avviliti: “Cosa possiamo fare? A noi le foglie cadono proprio in autunno”. Finché al faggio venne l’idea di consultare la quercia, l’albero saggio tra i saggi. Quando sentì la storia del patto, la quercia rifletté gravemente ed alla fine sentenziò: “Faremo così, cari amici. Io tenterò di trattenere sui rami le foglie secche, finché a voi non saranno spuntate le nuove!
In tal modo il demonio non potrà avere il dominio su nessuno di noi. Così avvenne e il diavolo  beffato. Da allora la savia quercia trattiene il fogliame secco per tutto l’inverno, finché in primavera spuntano le prime foglie verdi.

Roverella

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Il sentimento delle Vette


  1. Sentieri di montagna

Non sono mai stato interessato alla sola altezza delle montagne. Mi interessano piuttosto le emozioni, la profondità e i sentimenti che le montagne, al contrario, emanano. Quando mi domandano “quanto é alta quella montagna?” preferisco rispondere parlando piuttosto di tutto ciò che può insegnare quella vetta. Ci sono montagne per cui l’altezza conta molto poco, perché in esse vive molto di piú di un semplice livello metrico.

Panorami dalle vette

Ho scalato molte montagne ed ora posso dire che la più “alta”, a mio modo di vedere le “altezze”, non è certo questa o quella che conta chissà quanti metri sopra il livello del mare. La più “alta” sarà sempre quella che più mi avrà dato, più mi avrà segnato l’anima e dove potrò tornare per coltivare il ricordo di quanto possa avermi aiutato a crescere.

Sentiero nel bosco

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Lo sguardo del Re

Il Re degli Appennini emana forza, il suo sguardo é profondo e ti porta con lui nei campi della libertà. Quando lo osservi é come essere sulle altezze del mondo…fermezza, decisione, osservanza e purità sono incise nel suo iride. Figlio degli Elementi, dominante e deciso.
Chi ha potuto colmarsi del suo antico sguardo, con fermezza e concentrazione, ha scalato con lui una moltitudine di monti che nascono dal suo cuore e arrivano nel tuo per condurti nelle vie dello spirito del proprio essere.

Dedicato al Gran Sasso

Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
In foto: Corno Grande, Corno Piccolo, Intermesoli, Monte Corvo, Monte Ienca

Gran Sasso, Intermesoli, Monte Corvo, Monte Ienca

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Una giornata sul Velino: Momenti, istanti ed ore che valgono una vita. Traversata in solitaria.

Forme, Casale da Monte, Fonte Canale, Colle Pelato, Canalone Centrale, Monte Velino, Costognillo, Rifugio Capanna di Sevice, Sentiero n.3, Santa Maria in Valle Porclaneta, Rosciolo dei Marsi.

Parco Naturale Regionale Sirente-Velino

1500 m di dislivello c.a.
12 km c.a.

Per la domenica di Paqua ho deciso di andare in solitaria sul Monte Velino e fare la traversata da Forme a Rosciolo dei Marsi.
Per andare in montagna in solitaria bisogna conoscere molto bene il territorio e le proprie capacità fisiche.
Ogni volta che salgo sul Velino provo diverse sensazioni ed emozioni che mi formano nel profondo, donandomi nuove energie.
É ancora notte quando suona la sveglia, mi avvio verso il paese di Forme e parcheggio la macchina vicino il Rifugio Casale da Monte.

Monte Velino: traversata in solitariaRicontrollo lo zaino, lampada frontale in testa e si parte. Silenzio dovunque. Dopo una mezz’ora di cammino mi fermo ad ammirare il sole che sorge: una bellezza primigenia avvolge tutto il mio corpo. Ho fatto miei quei raggi solari che accompagneranno per tutto il giorno le attività di Pasqua nelle valli, nei paesi ed in città. Ad un certo punto il silenzio viene interrotto di colpo da un rumore improvviso: mi giro e vedo un branco di cervi correre liberamente di fronte al mio sguardo: salgono su per il pendio montuoso, verso il Monte Cafornia, e poi si fermano a guardarmi incuriositi. Io penso alla loro bellezza, al loro stare al mondo per vivere liberamente nella natura più selvaggia. Mentre mi guardano, mi domando cosa pensino di me, chissà se un giorno potremmo mai essere liberi veramente come loro…
Monte Velino: traversata in solitariaUn lieve venticello mi accompagna fino dall’inizio del sentiero, dove il Monte Velino e il Monte Cafornia si tengono per mano come due compagni inseparabili. Prendo il sentiero n.6 ( Direttissima), fino ad arrivare a quota 1700 m, in un punto panoramico di notevole bellezza. Sopra la mia testa vedo volteggiare una coppia di Grifoni, prendo il binocolo e mi fermo ad osservare il loro volo. Riprendo il mio cammino, dirigendomi verso sinistra per iniziare l’ascesa al Monte Velino per il Canalone Centrale. Arrivo sulla neve, metto i ramponi ai piedi e prendo la piccozza. Guardo in alto, devo fare circa 700 m di dislivello con pendenze dai 30° ai 50°.
Monte Velino: traversata in solitariaMi avvio, il mio passo é costante come il respiro, penso di nuovo ai cervi che mi osservavano, e quando la salita mi mette alla prova, il ricordo del loro sguardo mi aiuta a superare la fatica. Mi fermo ad osservare il panorama: sulla destra il Monte Cafornia mi osserva e mi scruta dall’alto. Guardo in basso ed il mio pensiero corre ad epoche antiche: gli Equi, Alba Fucens e Roma, gli antichi popoli Marsi, il Lago del Fucino, La battaglia di Tagliacozzo, Corradino di Svevia, Carlo d’Angio e tutti i secoli a venire. Penso al frastuono delle battaglie, le faccende giornaliere del loro quotidiano, del loro avvenire… Penso a come uomini illustri e popoli antichi  abbiano osservato queste montagne e come queste montagne abbiano osservato per secoli la loro vita.

Monte Velino: traversata in solitariaRiprendo il mio cammino e ad un centinaio di metri da me vedo una persona che ha deciso, anche lui, di trascorrere la pasqua sul Monte Velino. Sento un rumore improvviso: è un sasso e sta rotolando a forte velocità nella mia direzione. Mi sposto e mi proteggo bene sotto un masso, ma grido fortemente “Sassoooo” per avvisare la persona dietro di me dell’imminente pericolo, attendo qualche istante e vedo che anche lui riesce ad evitarlo. La salita si fa sempre piú ripida, le punte dei ramponi mordono la neve con coraggio e volontà, il mio passo non si arrende, ogni tanto mi fermo ad osservare panorami, riprendere fiato e fare foto. Arrivo all’altezza della vetta del Monte Cafornia, la vedo lucente e brillante,  mi fermo ad osservarla con gioia, vedo i riflessi della neve che si abbracciano tra di loro, sono come danzatori che si muovono al passo di una melodia antica.

Monte Velino - traversata in solitaria Decido di proseguire, svalico e sono completamente abbracciato dal Vento delle Vette. È gelido, ogni parte di lui mi entra nel corpo e nella mente, al contempo riscalda e mi fa sentire completamente vivo. Gioisco ogni volta che lo incontro, come un amico sincero e fedele che può aiutarti nei momenti difficili. Arrivo in sua compagnia alla croce di vetta del Monte Velino, qualche foto di rito e proseguo il mio cammino. Ho deciso di affrontare la traversata fino a Rosciolo dei Marsi, mi incammino in direzione Costognillo per poi arrivare al Rifugio Capanna di Sevice e mangiare qualcosa. il vento mi accompagna ancora per un pò.

Monte Velino: traversata in solitariaMentre proseguo il mio cammino, avverto dei brividi particolari, non ho freddo, non ho caldo, sono brividi di gioia e felicità. Sono nel mio mondo, sorrido, mi fermo ad ascoltare il richiamo delle altezze, comprendo che é proprio questo che ha provocato in me quei brividi, mi ha detto di salire con piú calma e non perdere il trascorrere di ogni singolo istante di questi, che resteranno in me come momenti e ricordi indimenticabili. Ho tutto il tempo che voglio, é presto, il meteo é buono, e posso concedere e concedermi. I monti intorno a me sono un mondo stupendo che é lí da migliaia di anni, anche se le fuggenti abitudini del moderno non ci permettono piú di vederli. Poco prima stavo procedendo velocemente per arrivare presto al rifugio a mangiare, ma quel brivido mi ha fermato e ha richiamato il mio passo a piú alte riflessioni di vita e l’ho ascoltato. Ora posso proseguire verso la mia meta con maggiore consapevolezza. Arrivo al rifugio, mangio un panino e mi faccio accarezzare dal calore del sole e dai riflessi della neve, sto qui per un’oretta, non ho fretta, “immagazzino” nel cervello i prati e le vette avvolte dalla neve, ogni volta che ne avrò bisogno, nei momenti difficili, farò mio tutto questo per darmi piú forza. Decido di riprendere il cammino per il sentiero n.3  fino ad arrivare a Santa Maria in Valle Porclaneta. La discesa dal Rifugio é colmata dai pensieri della giornata. Avevo ancora molto tempo prima che facesse notte e non sono andato di fretta, mi sono fatto prendere da quelle immagini ed ho camminato in loro.

“Alzo gli occhi verso la vetta, lei mi chiama ed io risponderò.
Il sentiero é nel respiro, nell’ascesa io crescerò.”

Sono partito con questa riflessione e sono tornato portandola a compimento.

Monte Velino: traversata in solitaria

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Monte Velino: traversata in solitariaMonte Velino: traversata in solitaria

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Verso la cascata, seguendo una carpa che diventerà drago

Segui il corso del fiume...Ascendendo, in montagna, puoi trovarti a seguire il corso di un fiume o di un torrente per poi arrivare alla cascata che lo alimenta di vita.

...potrai ascoltare il rumore dell'acquaUna leggenda giapponese narra che la carpa sia in grado di risalire la cascata, dopo aver superato varie peripezie e fronteggiato spiriti maligni e risalga con forza la corrente fino alla celebre “Porta del Drago“. 

Per arrivare fino alla cascataAttraversata la porta, la carpa coraggiosa diventerà dragone e, grazie ai suoi meriti, riuscirà ad ottenere l’immortalità.

Infatti gli dèi, vedendo in essa un esempio di enorme coraggio, vollero trasformarla in un drago immortale perché divenisse simbolo di chi non si arrende e, con coraggio, affronta le avversità della vita.

Quando cammini in un bosco, in montagna, e al tuo fianco c’é un fiume o un torrente, fermati ad ascoltarlo, pensa al suo punto d’origine, a cosa l’ha fatto nascere e a come continuerà a vivere.

....la cascata del cancello del dragoSe vuoi seguire il suo corso per risalire alla cascata, fallo con dedizione e sentimento. Potrà sembrare una passeggiata se non troverai ostacoli, ma, quando arriverai alla tua destinazione, il suono impetuoso dell’acqua della cascata, fuggente e limpido, ti imporrà in silenzio di fermati e pensare al percorso appena dietro le tue spalle. Sei salito in direzione della vita per arrivare a sentirne il cuore. Riprendi poi il sentiero appena concluso e segui di nuovo il corso del fiume. Ora puoi scorrere nella sua stessa direzione, ma non sarai più solo: ad accompagnarti ci sarà, ora, la sua volontà. Continue reading