Tradizioni e Leggende


Sperone Vecchio, sorge in una località denominata “valico delle forchette” a quota 1224 m. sul Monte Serrone, alle porte del Parco Nazionale d’Abruzzo, lazio e Molise, compreso nel territorio comunale di Gioia dei Marsi (Aq).

Il nome del borgo discende dall’unione di due castelli chiamati Sparnasio (dal dio Pan protettore dei pastori e delle greggi) e Asinio. Dopo la distruzione di entrambi i castelli, ne risorse uno solo (Sparnasio) che fu chiamato “Speron d’Asino”.

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Eco e Narciso è un dipinto del 1903 di John William Waterhouse, che Illustra l’episodio omonimo narrato dal poeta latino Publio Ovidio Nasone ne Le metamorfosi

ECO, LA MERAVIGLIOSA VOCE DELLA MONTAGNA!

L’eco sta alla voce come l’ombra sta al corpo. Non è che un riflesso, un’apparenza fuggitiva e fugace. Talvolta deificata e temuta, l’eco è una sorta di voce eterea, soprannaturale, al modo stesso del brontolio del tuono o del soffio della tempesta; eppure nella sua stessa essenza, ha un legame intenso ed intimo con l’acqua, la terra, i fiori, anzi, con un fiore in particolare. Pallido, curvo, caduco. Esattamente come lei, fugace.

Un giorno il Dio fluviale Cefiso, imprigionò la bellissima naiade Liriope in un’insenatura della sua corrente e la possedette contro la sua volontà. La ninfa, rimasta incinta, diede alla luce un bambino

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La Grotta d’Orlando

Parco Lucus Angitiae

Marsica

La tradizione popolare luchese lega questa grotta a favolosi “tesori” che qui sarebbero stati nascosti dai briganti.

Il toponimo “Grotta d’Orlando” prenderebbe origine dai miti popolari sui cavalieri di Carlo Magno. Secondo altre interpretazioni il nome attuale deriverebbe da una corruzione del nome originale che sarebbe “Grotta urlante”: secondo questa ipotesi il nome deriverebbe dagli ululati prodotti dalla circolazione del vento nella cavità.

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Solstizio d'Estate

Oggi è il 21 giugno, solstizio d’estate, inizio della nuova stagione. Gli antichi popoli indoeuropei, che vivevano in relazione strettissima coi fenomeni celesti, celebravano questo giorno come trionfo del sole e della luce sul buio della notte. I due solstizi, come due porte simmetriche, poste agli estremi del calendario, segnano dalla notte dei tempi della storia dell’uomo i due giorni fondamentali nel rapporto tra noi e la massima stella che regola la vita sulla terra. Il giorno che vede il minor numero di ore di luce è il solstizio d’Inverno (21 dicembre) e quello che registra il maggior numero di ore di luce è il solstizio d’estate (21 giugno). Ad entrambi questi giorni venne riconosciuta una sacralità particolare e solo durante queste ore si compivano riti propiziatori e celebrativi in onore del sole che, se durante il solstizio d’inverno lottava tenacemente per risorgere, durante quello d’estate otteneva il massimo fulgore, in attesa di decrescere lentamente, poi, verso il nuovo ciclo a venire.

Solstizio d'EstateSolstizio d'Estate

 

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La leggenda del Bucaneve

La leggenda del Bucaneve


Postato il Mar 27, 2017

 

Il BucaneveNarra la leggenda che tanti e tanti anni fa, al ritorno dall’ennesimo viaggio sulla terra, il giovane principe Bucaneve udì una fanciulla cantare e, di quel canto, si innamorò perdutamente.

Arrivato nel Paese dell’Inverno, chiese a Re Gelo, suo padre, il permesso di sposarla ma questi, brontolando cupi presagi, rispose che il loro amore non aveva speranza perché la fanciulla era la principessa Primavera e abitava la regione dei venti e dei fiori mentre lui, Bucaneve, era il principe delle nebbie e del gelo…

“Scordati, figlio mio, questa pazzia!” tuonò cupamente Re Gelo.

Passò, così, un altro inverno lungo e silenzioso, ma il cuore di Bucaneve, abitato dalle brume del mattino, non riusciva proprio a dimenticare così, alle prime avvisaglie della nuova stagione, il giovane principe decise di attardare un po’ il suo ritorno.

Lungo il sentiero ancora impreziosito da luminosi cristalli di ghiaccio, attese l’arrivo di Primavera… e lei arrivò, leggera, accompagnata da un canto gioioso.

Bucaneve, nascosto tra i cespugli, riconobbe l’Amore.

Il capo inghirlandato da piccoli fiori, la sottile veste di aliti di vento, i ridenti occhi di azzurro marzolino… la bella principessa incantò per sempre il giovane principe.

Il Bucaneve

Da lontano, il richiamo di Re Gelo giunse cupo, come brontolio di tuono, per ricordargli che doveva affrettarsi a rientrare nel Paese dell’Inverno… ma Bucaneve non lo ascoltò e continuò a perdersi negli occhi di Primavera che, a piccoli passi, si avvicinava danzando.

Giunta accanto al cespuglio, un brivido increspò le braccia nude. Poi, incerta, guardò intorno e… finalmente lo vide.

Avvolto nel mantello di candida neve, la corona scintillante di brina, fiera sul capo, la spada di ghiaccio, splendete al fianco e due meravigliosi occhi cerulei e inquieti come la tormenta… il giovane rapì per sempre il cuore della principessa.

Intorno, come richiamato da un evento magico e misterioso, tutto tacque e il mondo si incantò negli occhi dei due innamorati.

Per non ferire a morte il Signore dell’Inverno, il sole nascose i suoi raggi dietro le nuvole e il gelido vento, che seguiva sempre Bucaneve, per non assiderare Primavera, andò a fare mulinelli più lontano.

Allora il principe avvolse nel soffice mantello la fanciulla e si tennero stretti a lungo, giurandosi eterno amore.

Il Bucaneve

Quando il sole fece nuovamente capolino tra le nuvole, Bucaneve baciò Primavera e “Non temere” le disse “perché alla fine di ogni inverno tarderò di un giorno il mio ritorno nel Paese del Gelo e quando arriverai io sarò qui ad aspettarti”. Poi, rapito per sempre dal vento di tormenta che lo nascose, svanì tra le nebbie…

E lei, rimasta sola, chinò il capo e pianse. Ma quando una lacrima toccò il terreno, tra le impronte di neve lasciate dall’amato spuntò un piccolo fiore bianco, dai petali delicati, che Primavera raccolse e strinse al petto, nuovamente felice…

… E da allora, ogni fine inverno, nei campi scintillanti di brina sboccia un piccolo fiore, che qualcuno ancora chiama Bucaneve per ricordare la promessa fatta dal giovane principe dell’Inverno alla bella principessa Primavera.

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