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Solstizio d’estate: trionfo del sole e della luce sul buio della notte

20 giugno. Anno imprecisato, al crepuscolo.  Persone che ballano intorno un falò. L’aria è densa di fumo e scintille, ma nel cielo terso, le stelle brillano come non mai, come se questa notte fosse l’ultima da illuminare. Con il loro bagliore quasi “riverente”, sanno che devono preparare il risveglio del dio Sole.

 

Più in là, sulla collina, un altro gruppo di persone attende questo risveglio all’interno di un’artificiale formazione rocciosa: non naturale, contaminata dalla mano umana, ma assolutamente perfetta, inesorabilmente misteriosa.

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Eco e Narciso è un dipinto del 1903 di John William Waterhouse, che Illustra l’episodio omonimo narrato dal poeta latino Publio Ovidio Nasone ne Le metamorfosi

ECO, LA MERAVIGLIOSA VOCE DELLA MONTAGNA!

L’eco sta alla voce come l’ombra sta al corpo. Non è che un riflesso, un’apparenza fuggitiva e fugace. Talvolta deificata e temuta, l’eco è una sorta di voce eterea, soprannaturale, al modo stesso del brontolio del tuono o del soffio della tempesta; eppure nella sua stessa essenza, ha un legame intenso ed intimo con l’acqua, la terra, i fiori, anzi, con un fiore in particolare. Pallido, curvo, caduco. Esattamente come lei, fugace.

Un giorno il Dio fluviale Cefiso, imprigionò la bellissima naiade Liriope in un’insenatura della sua corrente e la possedette contro la sua volontà. La ninfa, rimasta incinta, diede alla luce un bambino

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I boschi, sin dai tempi più antichi, erano posti misteriosi e sacri. Hanno avuto un ruolo centrale in molte mitologie e religioni.

L’albero cosmico della vita era chiamato YGGDRASILL, l’albero dell’asse del mondo che si innalzava fino al cielo e giungeva negli inferi, sostenendo e rigenerando l’universo. L’Yggdrasill è il frassino che noi incontriamo nel bosco, ma spesso gli passiamo affianco ignorandolo, noncuranti della sua storia.

Una storia che affonda le sue radici nella saggezza dei popoli antichi che ammiravano le stelle come il crescere delle piante, che amavano osservare il cielo e curare la bellezza in terra; che sapevano dare risposta ai fenomeni naturali nella maniera più immediata che conoscevano, romanzando e avvolgendo di mistero la meravigliosa Natura che li circondava.

Una miscela di osservazione scientifica, alchimia, magia e leggenda.

Così, come le costellazioni per l’astrologia, ogni albero racchiude in sé caratteristiche uniche. Si è creato una sorta di “oroscopo verde”, per cui, per esempio, il frassino, simbolo di iniziazione e rinascita, si riferiva a persone intuitive, artisti naturali; oppure la betulla, emblema di conoscenza e purezza, rappresentava personalità portate ad essere guide, ambiziose e fortemente trainanti. In ogni specie è racchiuso un potere capace di guarire e potenziare lo spirito. L’Ontano, rappresentava così la protezione spirituale, e la Quercia, sovrana celeste e terrestre, era tanto sacra a Zeus.

Oggi il culto degli alberi è quasi morto. Spesso non diamo importanza alla loro grande energia. Li osserviamo nella loro bellezza, ignari di come invece siano custodi di antiche conoscenze: non hanno mai smesso di esserlo, siamo noi che abbiamo dimenticato cosa rappresenta veramente un bosco, cosa custodisce e cosa narra.

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La Grotta d’Orlando

Parco Lucus Angitiae

Marsica

La tradizione popolare luchese lega questa grotta a favolosi “tesori” che qui sarebbero stati nascosti dai briganti.

Il toponimo “Grotta d’Orlando” prenderebbe origine dai miti popolari sui cavalieri di Carlo Magno. Secondo altre interpretazioni il nome attuale deriverebbe da una corruzione del nome originale che sarebbe “Grotta urlante”: secondo questa ipotesi il nome deriverebbe dagli ululati prodotti dalla circolazione del vento nella cavità.

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Alle pendici del Monte Velino e del Monte Cafornia, nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino, in Abruzzo, è possibile ammirare il volo maestoso del grifone (Gyps fulvus), un avvoltoio di grandi dimensioni (dai 9-12 chilogrammi) ed un’apertura alare variabile da 240 a 280 centimetri.

Negli anni passati era scomparso quasi ovunque in Italia, salvatosi dall’estinzione solo in Sardegna. E’ stato poi reintrodotto in Friuli-Venezia Giulia, in Sicilia e in Abruzzo. Il Corpo Forestale dello Stato ha reintrodotto con successo il grifone nella Riserva Naturale Orientata del Monte Velino, nel Parco Naturale Regionale Sirente Velino (Abruzzo), dove sono stati liberati 97 individui tra il 1994 ed il 2002.

Vederlo volare è un’emozione unica, ti trasmette quel senso di libertà che solo la natura può donarti. Il suo spirito antico deve essere preservato e custodito… come in un tempo in cui l’uomo, a stretto contatto con Madre Natura, vedeva in esso l’essere che portava lontano lo spirito dalla volgarità del mondo.

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Che i giorni dell’anno non fossero tutti uguali era ben noto ai popoli fin dai tempi più remoti.

L’alternarsi ritmico delle stagioni e la differente durata del giorno in relazione ad esse garantiva il protrarsi della vita sulla terra e l’uomo, che conosceva molto ma non abbastanza del cielo per capirne appieno le ragioni, viveva col proprio astro un rapporto di dipendenza che molto aveva di magico. Il sole, infatti, nasceva e moriva ogni giorno accompagnando le attività quotidiane delle persone che, fin dai primordi, guardavano al cielo e alle sue infinite trasformazioni come si guarda ad un riferimento assoluto, ad un padre o, molto più spesso, alla genesi di tutte le cose. L’ istinto più che la conoscenza guidava l’ uomo a riconoscerne ritmi e cadenze, fino al determinare ricorrenze annuali imprescindibili per la vita del proprio territorio. Accadde esattamente questo quando, nell’emisfero boreale, il nostro, le popolazioni antiche attribuirono al Solstizio d’inverno un significato ad oggi tutto da riscoprire.

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