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La storia dell’Elleboro puzzolente

La storia dell’Elleboro puzzolente


Postato il Apr 3, 2017

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Se è vero che la primavera, con la bella stagione, riporta fiori e germogli, non è comunque vero al tempo stesso che l’inverno non sappia sorprendere con qualche verde sorpresa. L’Elleboro, infatti, è in grado di sopportare bene il rigore del freddo e chiudendo i propri boccioli resiste bene anche con la neve, permettendo una fioritura in epoche davvero anomale per altre piante, ovvero tra gennaio e aprile

Tra le molte tipologie di questa Ranuncolacea, la più particolare è probabilmente la cosiddetta puzzolente (Helleborus foetidus), che cresce spontaneamente nei nostri territori ed arriva al massimo splendore proprio adesso, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera, con i suoi fiori penduli giallo-verde o verde chiaro bordati di porpora.

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Deve il proprio curioso nome all’odore che naturalmente emana, decisamente poco gradevole. Ha appassionato da sempre storici e studiosi per le sue qualità farmacologiche che, se dosate in modo opportuno possono rivelarsi un’arma pericolosissima. In effetti l’Elleboro è ricco di glicosidi, tra i quali una che porta appunto il suo nome: elleborina. Grazie a questa e ad altre sostanze tossiche, quali saponine e protoanemonina, può danneggiare irrimediabilmente il cuore o provocare spasmi violenti, convulsioni, delirio e, in casi estremi, anche la morte di chi dovesse ingerirlo. La pericolosità di questa pianta era ben nota già in epoca antica e sfruttata, per questa ragione. L’episodio probabilmente più noto lo riporta il grande storico Pausania nel suo Periegesi della Grecia, trattato geo-storiografico scritto nel II secolo d.C. Nel decimo libro dell’opera, infatti, si racconta dello stratagemma con cui Solone difese la città di Atene dai Cirresi pronti ad attaccarla. Egli propose ai propri cittadini di gettare piante di elleboro nel fiume che riforniva d’acqua l’accampamento dei nemici che, colti da dissenteria grave, dovettero rinunciare all’assedio. Secondo alcune leggende, poi, gli ateniesi furono in grado di ripetere l’impresa anche contro i temutissimi nemici di sempre: gli Spartani. Sembrerebbe che anche loro, infatti, siano caduti vittima dello stesso identico stratagemma e di quella che fu definita prima arma chimica della storia delle guerre e dell’antichità.

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È pur vero che l’elleboro, però, è anche in grado di curare, se somministrato in dosi ridotte e sotto il controllo medico. È infatti un potente narcotico usato, anche in epoche passate, per sedare attacchi epilettici o crisi di nervi. Per questa ragione, in antichità, molte delle favole o leggende legate a questa pianta, quando non la dipingono come arma, ne parlano come rimedio alla pazzia. Il pastore Melampo, mitico medico ed indovino degli antichi, dopo aver testato gli effetti della pianta sulle proprie pecore, si dice l’abbia utilizzata per guarire anche le figlie di Preto, re della mitica Argo, che credevano, in preda alla follia, di essere divenute delle vacche. Il suo intervento si rivelò a tal punto miracoloso e tempestivo che divenne leggendario e Melampo da povero pastore divenne uno degli uomini più influenti del regno, ottenne la mano di una delle giovani figlie del re che aveva salvato, il re gli donò parte del regno e passò alla storia col titolo onorifico di Purgatore.

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“Hai bisogno dell’Elleboro” divenne, col tempo, un modo comune per dire a qualcuno che probabilmente era pazzo e perfino l’imperatrice Agrippina, preoccupata delle follie del giovane figlio Nerone, si dice ne preparasse insalate per tenerlo a bada.

Nel mondo campestre, in Toscana, fino a qualche generazione fa, l’Elleboro era invece un ottimo alleato dei contadini perché si ottenessero in tempo utile pronostici sul raccolto. Si credeva, infatti, che i le escrescenze floreali di questa pianta indicassero la qualità del raccolto e più ve ne crescevano più fausto sarebbe stato il raccolto.

Se, camminando per le nostre montagne di questa stagione, dovessi quindi imbatterti in questo lucido e verde virgulto ricorda che non stai guardando una semplice pianticella cresciuta spontaneamente al margine del sentiero, ma una delle più potenti piante officinali della storia nonché l’arma che garantì la vittoria a chi riuscì ad usarla a proprio vantaggio.

Attenzione: Le applicazioni farmaceutiche e gli usi alimurgici sono indicati a mero scopo informativo, decliniamo pertanto ogni responsabilità sul loro utilizzo a scopo curativo, estetico o alimentare.

Elleboro puzzolente

 

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Montagne Selvagge

Escursioni guidate nelle selvagge bellezze d’Abruzzo

Per essere aggiornati su tutte le nostre attività potete iscrivervi alla newsletter di www.montagneselvagge.com, inserendo la vostra email e i vostri dati nell’apposita sezione. Oppure inviaci un messaggio tramite whatsapp al numero 3382717448 e riceverete individualmente i nostri aggiornamenti.

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Seguendo l’esempio e in accordo con  Fabrizio Vago, Accompagnatore di Media montagna e Maestro di Escursionismo del Collegio Regionale Guide  Alpine Veneto e fondatore del sito www.ilmountainrider.com, anche in Abruzzo presentiamo le escursioni del benessere.

Escursioni del benessere come terapia antistress per chi è sempre sotto, sempre connesso, sempre con il fiato sul collo e ha voglia di rallentare e riappropriarsi del proprio tempo. Ma anche per chi semplicemente vuole mantenersi in forma condividendo con altre persone le bellezze della natura affiancato da una guida specializzata e certificata.

L’escursionismo è appunto l’attività che prevede il cammino nella natura da quota zero fin dove si può senza l’ausilio di attrezzature alpinistiche. Camminare in collina o in montagna fa benissimo, è l’attività aerobica per eccellenza! In questo caso i benefici antistress della camminata vengono amplificati non di poco dall’aria pulita e dal paesaggio rilassante.

Oltre ai tanti benefici per il corpo e per la mente il cammino stimola la curiosità e ci permette di approfondire la nostra conoscenza sugli aspetti paesaggistici, storici-culturali di un dato territorio. A volte poi può succedere di scoprire posti bellissimi a breve distanza da dove abitiamo di cui non si sospettava nemmeno l’esistenza. Per esempio a me, anche recentemente, è capitato di scovare alcuni posticini niente male a pochi chilometri da casa dove ancora inspiegabilmente non avevo messo piede.

E’ con questo spirito che propongo a partire da aprile 2017 come Accompagnatore di Media Montagna e Maestro di Escursionismo delle escursioni del benessere ogni giovedì mattina.

Cosa sono le escursioni del benessere?

Le escursioni del benessere sono delle facili escursioni in bassa montagna a passo lento e adatte, di conseguenza, anche a chi è poco allenato. Non ci saranno salite troppo faticose, record da battere o premi per chi arriva primo! Di durata di una mezza giornata o poco più, queste uscite saranno effettuate in piccoli gruppetti di persone. Tutti possono partecipare anche chi è allenato minimamente!

Ogni settimana scelgo in base alle condizioni meteo e stagionali percorsi sempre diversi per cui non ci sarà il rischio di annoiarsi ripercorrendo sempre gli stessi sentieri o la stesse strade. L’itinerario scelto verrà comunicato agli interessati via mail o tramite messaggio su cellulare.

Dove vengono fatte le escursioni del benessere?

Parco Naturale Regionale Sirente Velino, Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, Riserva Naturale Regionale Grotte di Luppa,  Monti della Serra Lunga, Riserva Naturale guidata Zompo lo schioppo.

Partecipando alle escursioni del benessere potrai:

  • Conoscere e visitare in punta di piedi posti sempre nuovi.
  • Guardarti attorno in tranquillità e stupirti delle piccole cose come può essere un fiore raro, un vecchio albero contorto, un animale che fugge nel bosco
  • Respirare aria buona.
  • Prenderti cura del tuo corpo e della tua mente
  • Stringere amicizia con altre persone. Il cammino in gruppo infatti è un ottimo mezzo per socializzare e combattere solitudine e depressione.
  • Staccare la spina da impegni e vita frenetica

Quando vengono fatte le Escursioni del Benessere?

Ogni giovedì mattina ore 8.00 oppure 8.30 in base alla stagione

Punto di ritrovo:

Verrà comunicato di volta in volta in base al punto di partenza dell’escursione.

Quanto durano le Escursioni del Benessere?

Da un minimo di tre ore ad un massimo di quattro ore. Nel complesso ogni uscita, tenendo anche conto del tempo dei trasferimenti in macchina, si svolgerà nell’arco di una mezza giornata

Materiale ed Equipaggiamento:

Zaino , scarpe da trekking, maglietta, pile o maglione, giacca a vento impermeabile, pantaloni comodi per la camminata, cappello, guanti, medicinali personali, borraccia per l’acqua (1,5 lt) frutta secca, pranzo al sacco.

Costo: 15,00 euro a persona per ogni escursione, comprensivo di escursione guidata a cura di un Accompagnatore di Media Montagna/ Maestro di Escursionismo del Collegio Regionale Guide Alpine Abruzzo e copertura assicurativa per tutta la durata dell’evento.

Come partecipare alle Escursioni del Benessere?

Per info e prenotazioni contattami all’indirizzo mail: 3382717448, info@montagneselvagge.com

Importante: Tutto fatturato e a norma di legge! Come professionista con partita IVA regolarmente iscritto all’albo del collegio Guide Alpine, in possesso di copertura assicurativa responsabilità civile per terzi professionale.

Accompagnatore di Media Montagna

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Camminare nel bosco

“Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino”

L’autore di questa massima, Henry David Thoreau, nel luglio del 1845, decise di lasciare la cittadina di Concord, dove abitava, per vivere da solo sulle sponde del Lago di Walden, in una capanna che si era costruito da solo. Stette lì poco più di due anni e raccontò la sua esperienza nel suo libro più famoso  Walden, ovvero Vita nei boschi.  L’importanza del ritorno alla natura, lontano da una civiltà indirizzata al solo utile di mercato, emerge direttamente dalle parole dell’autore, che, al contrario, nella ricerca di purità e semplicità ritrova il cuore del vero fabbisogno umano. “Andai per i boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non  fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire  in punto di morte che non ero vissuto”: questo il senso ultimo della sua esperienza.

Ogni giorno della sua vita si metteva in cammino verso ovest e compiva molti chilometri al giorno, seguendo il sole che nasceva e moriva con lui. Pochi anni dopo la sua morte, anche grazie alla sua sensibilità, vennero istituite le prime aree protette al mondo. Nell’opera I boschi del Maine, infatti, introduce per la prima volta l’esigenza della conservazione della natura selvaggia mediante l’ordinamento giuridico, perché “la salvezza del mondo è nella natura selvaggia”. 

John Muir, viaggiatore, esploratore e studioso di ambiente naturale, fu personalità di rilievo come Thoreau nel processo di sensibilizzazione e tutela del paesaggio. Viaggiò in lungo ed in largo per gli Stati Uniti annotando le bellezze di Madre Natura nei suoi appunti che divennero libri e grazie al suo impegno nacque uno dei primi parchi nazionali al mondo, quello dello Yosemite, istituito definitivamente nel 1890.

Camminare nel bosco

Grazie ad uomini come questi, che lottarono per la conservazione delle bellezze della natura, oggi noi possiamo attraversare aree protette su sentieri sicuri, camminare nei boschi, su monti e valli.

Camminare oggi in natura è molto più facile, non ci sono tutte le difficoltà di un tempo nello spostarsi da un luogo all’altro, eppure, nonostante ciò, il solo pensiero della fatica toglie a molti anche solo il desiderio di iniziare a farlo costantemente.

Fa del tuo camminare un’arte. Attraversare un bosco a piedi ti permette di ritornare alla Natura, liberando la testa dai troppi pensieri che solitamente l’attraversano. Trascorrere il tempo in compagnia di alberi che ti osservano silenziosamente può pulire il tuo animo da ogni impurità, quasi stessimo attraversando un filtro in grado di rigenerare la vita al solo passaggio.

Camminare

Oltre all’attività fisica e ai suoi ben noti benefici per il corpo, possiamo anche gioire di questi effetti rivitalizzanti  per la mente e lo spirito. L’attenzione al silenzio, l’ascolto concentrato dell’ambiente e del proprio respiro sono attività che aiutano l’umore ed hanno un naturale effetto benefico sul controllo del proprio sistema nervoso. Camminare all’aria aperta è una sana attività aerobica ed un valido antidepressivo naturale, che spegne consolidate abitudini tossiche del mondo, dall’uso smodato della televisione al consumismo sfrenato. Dopo una bella camminata in natura, poi, si beneficia di un sonno migliore ed il meritato riposo fisico sembra decisamente più efficace del solito a prescindere dalle ore di sonno.

 

Camminare nel bosco

L’arte del camminare ha in sè significati ben più profondi, ancestrali ed introspettivi di quanto si possa in genere ritenere. Quel senso di libertà che in molti cercano, credendo sia quasi impossibile da ottenere, è molto più vicino di quanto si possa in realtà immaginare. Immergersi nella natura, farsi accarezzare dai suoi mille odori, incontrare i suoi mille figli e camminare con essi è già riconciliarsi con il mondo e con se stessi… per la mente, per il corpo, per lo spirito.


 

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Solstizio d'Inverno

Che i giorni dell’anno non fossero tutti uguali era ben noto ai popoli fin dai tempi più remoti. L’alternarsi ritmico delle stagioni e la differente durata del giorno in relazione ad esse garantiva il protrarsi della vita sulla terra e l’uomo, che conosceva molto ma non abbastanza del cielo per capirne appieno le ragioni, viveva col proprio astro un rapporto di dipendenza che molto aveva di magico.

Il sole, infatti, nasceva e moriva ogni giorno accompagnando le attività quotidiane delle persone che, fin dai primordi, guardavano al cielo e alle sue infinite trasformazioni come si guarda ad un riferimento assoluto, ad un padre o, molto più spesso, alla genesi di tutte le cose.

L’istinto più che la conoscenza guidava l’ uomo a riconoscerne ritmi e cadenze, fino al determinare ricorrenze annuali imprescindibili per la vita del proprio territorio. Accadde esattamente questo quando, nell’emisfero boreale, il nostro, le popolazioni antiche attribuirono al Solstizio d’inverno un significato ad oggi tutto da riscoprire. Anche quando non avrebbero potuto calcolare l’angolazione dell’asse terrestre o conoscere esattamente le ragioni scientifiche del fenomeno, essi vivevano appieno le conseguenze della riduzione delle ore di luce in prossimità delle date comprese tra gli attuali 19 e 23 del mese di dicembre e attendevano il momento in cui queste sarebbero tornate a crescere nuovamente, identificando in questa particolare porzione dell’ anno il momento cruciale dell’ intero ciclo solare. Quello che sembrava ai loro occhi avvenire era di fatto una sorta di lotta tra tenebre e luce, un momento di drammatico contendere in cui l’astro maggiore, simbolo incarnato della forza della vita, incontrava una sua propria crisi, venendo attaccato dal suo diretto contraltare, il buio, e non riusciva ad averne la meglio se non sfiorando prima la catastrofe di una notte quasi infinita.

L’ alba che ne veniva, immediatamente dopo, era quindi la prima per eccellenza, la rinascita, quella che sanciva la vittoria dell’astro come della vita sulla morte, perché da questa in poi le ore di luce del giorno non avrebbero fatto altro che aumentare nelle stagioni a venire, fino alla prossima ciclica fine dell’anno, nello stesso identico modo e con la stessa felice risoluzione. Non è un caso che la data di nascita delle maggiori divinità del bacino del mediterraneo, da Mitra a Cristo, cadesse esattamente in questo periodo, né che in nord Europa sorgessero primitivi luoghi di culto per celebrazioni specifiche. Gli uomini cominciarono presto a vivere questo momento dell’ anno come un decisivo spartiacque della natura e, al tempo stesso, della propria vita spirituale: morire col protrarsi delle tenebre per poi rinascere con un sole che sarà un sole nuovo, un primo sole che sorge il primo giorno di un nuovo ciclo, quello che vedrà le ore di luce aumentare via via sempre di più, vincendo la propria lotta contro il nero.

Ancora oggi che tutto questo sentire sembra ormai lontanissimo, in realtà, viviamo ancora la magia di questa morte/rinascita nell’attesa stessa del Natale, anche se con le opportune differenze. Non nella pratica religiosa, né tantomeno nella più prosaica rincorsa al regalo, ovviamente, ma nel sentimento dell’attesa di qualcosa che si risolve, poi, nell’ intimo del nucleo fondante della famiglia, al calore dei focolari domestici, vicino ai cari, e con la venuta, in ultimo, del primo giorno di un anno nuovo.

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Mazzamurello

Svanisco all’improvviso, non ho ombra, non lascio impronte, appartengo al piccolo popolo fatato.

Il mio nome è Bon, sono nato alle pendici del grande Monte Velino nel 1600 nel tronco cavo di una grande quercia e sono un magico mazzamurello. Sono alto 30 centimetri, ma ho la forza di dieci umani.

Mi piace vestirmi di marrone come la terra o di verde come le foglie e porto un cappuccio a cono. Sono il piccolo gnomo delle nostre montagne, conosco bene ogni sentiero e molte volte aiuto i viandanti che hanno smarrito la via, anche se non possono vedermi.

Sono messaggero per chi non c’è più, un’ anima giocosa del verde, che si farà beffe di chi è cattivo, aiutando invece chi avrà un cuore buono. Ho vissuto nei pagliai, nei capanni, nelle grotte, nel bosco, nei tronchi cavi degli alberi, ma spesso mi piace nascondermi nelle assi di legno dei pavimenti o nelle soffitte delle vostre case.

Alcuni di noi scelgono di vivere con gli umani ed anche io ho spesso vissuto con loro. Se di notte o durante i pomeriggi assolati sentite un bizzarro rumore e origliate da un muro per cercare di capire e vi aggirate in casa un po’ sorpresi, pensando di non essere soli, avete ragione: potrei essere io. Sarò vostro alleato e complice di buona sorte se mi avrete ben “ospitato” in casa, e svelerò, magari solo per voi, nascondigli di antichi tesori.

Spesso raggiungo la vetta del Monte Velino per ammirare le stelle e durante il cammino raccolgo magiche pietre che poi porto con me.

Siamo noti agli umani da più di 2000 anni, ma siamo molto più antichi di quanto possano pensare. In passato molti umani erano in grado di vederci e noi lavoravamo la terra con loro. Se oggi camminando nel bosco avrete la sensazione di essere silenziosamente osservati, ma girandovi per capire meglio non trovaste nessuno, non pensate semplicemente di esservi sbagliati, se osserverete meglio scoprirete di non essere soli e troverete i miei occhietti vispi lì nel verde dove amo nascondermi.

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Monte Velino

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