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ABBIAMO BISOGNO DI CREDERE NELLE FAVOLE!

La gente non legge più. Non racconta, non si sofferma a guardare il mondo al di là di uno schermo: tutto mediato dalla tecnologia, i nostri sensi sono stati sostituiti da macchine sempre più potenziate per addormentarci il pensiero. Correre, produrre, guadagnare. L’ottimizzazione del tempo è ormai diventata una dote essenziale per il saper vivere, per “rendersi utile” a questa società che sempre di più ci allontana dalla consapevolezza di ciò che siamo e desideriamo nel profondo.

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La storia delle croce scolpita nella roccia del Monte Velino

Eccomi qui a raccontarvi la storia di Edgard Leibfried, seminarista del Pontificio Collegio Germanico – Ungarico di Roma, nato a Vianden in Lussemburgo il 31 marzo del 1926 e morto sul Monte Velino il 26 novembre del 1947.

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Arrivare in vetta – vantaggi

E’ confermato che arrivare in vetta faccia bene sia al fisico che alla mente.

Sembrerebbe un’affermazione ovvia (camminare, aria aperta, ampi orizzonti, panorama mozzafiato, …), ma ora la conferma ci arriva anche da una serie di studi effettuati da due università: la prima di Salisburgo, la seconda dal Colorado. Lo afferma anche la società di Medicina della Montagna.

La montagna fa bene: sembrerebbe un’affermazione banalmente ovvia, alla portata di tutti. Infatti tutti sanno che fare attività fisica fa bene, se poi, invece di farla in cantina oppure in palestra la si fa in natura e più specificatamente, immersi nel spettacolo delle montagne, non si può ignorare quanto possa far bene alla salute.

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Quante volte gli escursionisti, che si sono cimentati nell’impegnativa scalata del Monte Velino, dai Piani di Pezza, si sono fermati per ristorarsi, per pernottare, o anche soltanto per una breve pausa, nel Rifugio Sebastiani? Tante.

Ma chi è il personaggio al quale il rifugio è stato intitolato diversi decenni fa? Ecco un breve excursus sulla breve ma intensa e appassionante storia della vita di Vincenzo Sebastiani. Le prime imprese alpinistiche Vincenzo era nato a Roma il 26 ottobre 1885 da Ettore e Gaetana Manari. Fin da bambino si appassionò a tutti gli esercizi sportivi, preferendoli a qualsiasi altro passatempo, e mettendo fin dal principio in luce le sue doti atletiche. Negli anni dell’Università unì, alla brillantezza e agli ottimi risultati che conseguiva negli studi ingegneristici, un notevole impegno soprattutto sotto il profilo sportivo e sociale. Fondò “L’unione giovanile per la moralità”, allo “scopo di opporsi alla sfrenata licenza giovanile, combattendola con la rivista La Vita” (1), ma principalmente con l’esempio della sua instancabile attività nelle più disparate discipline sportive. Fu abilissimo nuotatore della “Società Romana di nuoto”, con la quale prese parte a diverse gare nel Tevere.

Fu ciclista, socio della “Audax”, con la quale vinse una corsa di 400 km. Fu motociclista esperto ed utilizzava le ore libere per istruttivi o dilettevoli viaggi in moto, soprattutto verso l’Abruzzo, regione che amava particolarmente per gli ambienti ancora selvaggi, la natura incontaminata e, soprattutto, per le montagne. Era infatti, la montagna, la sua più grande passione. “Egli soleva dire che sulle alte cime dei monti i pensieri divenivano più puri, più spirituali” (2). Vincenzo Sebastiani Consigliere del “Club Alpino Italiano”, fu anche primo delegato in Roma del “S.U.C.A.I.” (3), associazione di studenti universitari aggregati al “C.A.I.” . Con gli studenti del S.U.C.A.I. fu autore di mirabili scalate su alcune delle maggiori cime della catena alpina, e in un congresso di giovani alpinisti tridentini rischiò di finire, per la foga e la passione del suo discorso, nelle unghie della polizia austriaca.

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