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Le nostre esperienze in montagna ci consentono di darvi qualche prezioso consiglio su come vestirsi e cosa portare durante le escursioni.

La montagna è un ambiente in cui le condizioni meteorologiche possono mutare rapidamente, quindi abbigliamento e attrezzatura non vanno lasciati al caso, ma scelti con cura, facendo riferimento a capi studiati appositamente.

In montagna occorre essere preparati a repentini annuvolamenti e pioggia, per cui è calorosamente consigliato un equipaggiamento adeguato, in grado di far fronte a qualunque evenienza.

Il modo migliore per tenere sempre sotto controllo la propria temperatura corporea è probabilmente quello di vestirsi a strati (si dice anche “a cipolla”)

Lo strato primario (attaccato al corpo) regolerà la traspirazione, quello intermedio consentirà di mantenere la temperatura corporea, mentre quello superiore consentirà la protezione dagli agenti atmosferici esterni (vento, pioggia, neve, ecc.).

I fattori che determinano la scelta dell’abbigliamento sono:

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L’incanto della montagna

A cura del Dottore Domenico Bumbaca, Psicologo Psicoterapeuta.

Studi recenti in merito al fare trekking, da soli o in gruppo, hanno definitivamente confermato, che produce benefici sia sul piano fisico che psicologico.

Infatti, gli studi dimostrano, che le passeggiate in montagna, riducono lo stress di tutti (dalla massaia al manager) e producono significativi miglioramenti psicologici, dal momento che riducono in modo tangibile il livello della depressione.

Lo studio nello specifico

La rivista Ecopsychology ha pubblicato uno studio condotto dai ricercatori delle università: De Montfort University, l’University of Michigan e l’Edge Hill University (EHU), coordinati dalla d.ssa Melissa R. Marselle della EHU.

Lo studio ha preso in considerazione 1991 partecipanti di un programma “Walking for Health”, che coinvolge più di 70.000 escursionisti l’anno (il numero delle escursioni, circa 3000 a settimana, ha permesso l’analisi di una enorme mole di dati).

Le escursioni fatte all’aperto e in compagnia, si son dimostrate utilissime, in particolare alle persone che hanno subito degli stress emotivi importanti (divorzi, malattie, la morte di una persona cara, la disoccupazione, la depressione, …)

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Nessuno potrebbe mai sospettare che i fitti boschi poco distanti dal piccolo comune di Collelongo (AQ) nascondano segreti di valore inestimabile e pagine di storia antica ancora non del tutto decifrate. Eppure i colli che a nord est del borgo abitato circondano l’area piana di Amplero, a sud dell’ex bacino del Fucino, furono terra attiva e vitale fin dal VI secolo a. C., rivelando tracce degli antichi popoli autoctoni, ben prima dell’arrivo dei romani nel territorio abruzzese.

 

Valle d’Amplero

Necropoli del Cantone

L’area archeologica, scoperta a metà dell’ottocento, divenne oggetto d’indagine approfondita alla fine degli anni sessanta dello scorso secolo proprio in virtù dei resti notevoli di volta in volta rinvenuti, che permisero all’Università di Pisa di individuare, nei decenni a seguire, un’ampia area fortificata sul colle detto La Giostra. Quello che la campagna di scavi del 1978 portò alla luce permise di comprendere una volta di più il mondo e le attività cultuali del popolo degli antichi marsi, anime guerriere che vissero queste valli che ancora ne portano il nome da secoli.

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FAGGETA DI VAL CERVARA: SCRIGNO DEL TEMPO E DELLA SAGGEZZA IN TERRA D’ABRUZZO

Se la vita di un uomo non può arrivare ad abbracciare un tempo più lungo di un secolo, la sua terra, al contrario, conosce creature in grado di raccogliere secoli di memoria in una sola esistenza, divenendo custodi di un sapere antico.

È questo che accade quando siamo in luoghi incantati come la foresta di Val Cervara, nel Comune di Villavallelonga, nel territorio del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise, dove sopravvive al tempo la più antica faggeta d’Europa.

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“Se sei un uomo libero, allora sei pronto a metterti in cammino”

L’autore di questa massima, Henry David Thoreau, nel luglio del 1845, decise di lasciare la cittadina di Concord, dove abitava, per vivere da solo sulle sponde del Lago di Walden, in una capanna che si era costruito da solo. Stette lì poco più di due anni e raccontò la sua esperienza nel suo libro più famoso Walden, ovvero Vita nei boschi.  L’importanza del ritorno alla natura, lontano da una civiltà indirizzata al solo utile di mercato, emerge direttamente dalle parole dell’autore, che, al contrario, nella ricerca di purità e semplicità ritrova il cuore del vero fabbisogno umano. “Andai per i boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto”: questo il senso ultimo della sua esperienza.

Ogni giorno della sua vita si metteva in cammino verso ovest e compiva molti chilometri al giorno, seguendo il sole che nasceva e moriva con lui. Pochi anni dopo la sua morte, anche grazie alla sua sensibilità, vennero istituite le prime aree protette al mondo. Nell’opera I boschi del Maine, infatti, introduce per la prima volta l’esigenza della conservazione della natura selvaggia mediante l’ordinamento giuridico, perché “la salvezza del mondo è nella natura selvaggia”.

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Si rinnova ancora a Collelongo la tradizionale festa in onore di Sant’Antonio Abate.

La particolare dimensione delle antiche case (le cottora),  in cui gli abitanti del caratteristico paese ricevono parenti, amici e forestieri (che troveranno, oltre a una superba cordialità, un’ospitalità a base di un buon bicchiere di vino, panini, dolci della tradizione locale), dei grandi caldai in rame (cottore) dove, lentamente, cuociono i chicchi di granturco (cicerocchi) che saranno distribuiti a notte fonda, delle conche in rame finemente addobbate che sfilano per il paese portate sul capo da giovani ragazze in costume tradizionale (rescagnate), delle enormi torce in cui ardono grossi tronchi di quercia (torcioni), ha vinto il freddo della serata e riscaldato i cuori dei tantissimi partecipanti.

E il paese di Collelongo, ancora una volta (dal 1689!), torna a VIVERE in modo corale e coinvolgente una delle poche vere tradizioni dell’Abruzzo interno sopravvissute indenni alle mode imperanti.

Ma chi era Sant’Antonio Abate?

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