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Tre marzo duemiladiciannove

Escursione guidata alla scoperta della Grotta di San Benedetto.

Gli scenari mozzafiato del Parco Naturale Regionale Sirente Velino ci regalano sempre nuove emozioni; camminare sullo stesso sentiero dove passa il lupo può essere indimenticabile, così come osservare il volo del grifone, ricordare le gesta degli antichi popoli italici e ammirare le altezze delle vette innevate.
Partendo dal Rifugio Casale da Monte siamo siamo arrivati alla Grotta di San Benedetto, ma l’arrivo non è stata la conclusione dell’escursione, bensì, come dico spesso, la montagna non è semplicemente un trasportarsi da punto A ad un punto B, la Montagna è completezza in ogni suo passo: dalla partenza all’arrivo. Ammirare i panorami dalla grotta di San Benedetto è molto emozionante. I panorami spaziano dalla piana del Fucino ai monti del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, dai piani palentini al Monte Viglio, al Cotento e al Tarino, dal Monte Autore al Padiglione e al Monte Midia.

Grazie a tutti!

 

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Oggi tra cervi e grifoni.

Osservati dal Monte Velino.

La neve rende magia e dona bellezza ai propri occhi. Quando ti fermi e ti guardi intorno per ammirare i boschi, le vette innevate, le nuvole e i colori del cielo, ogni parte di te respira una nuova aria di felicità e rilassatezza. Poi, all’improvviso, vedi sopra la tua testa il volo maestoso del grifone: (Gyps fulvus), un avvoltoio di grandi dimensioni (dai 9-12 chilogrammi) ed un’apertura alare variabile da 240 a 280 centimetri, ed il tuo pensiero vola insieme ad esso.

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In sopralluogo nei boschi di Camporotondo, nel comune di Cappadocia.
In compagnia di Alberto, guidati dal signor Loreto, esperto conoscitore del posto, abbiamo “esplorato” e conosciuto una piccola parte della faggeta piú grande d’Europa. 

Bene… in una intensa giornata abbiamo ripercorso le storie dei carbonai e visto dove facevano il carbone. Abbiamo scoperto le “calcare”: forni di origine antica per fare la calce e osservato il passaggio della lepre e della volpe. 

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La faglia del terremoto della Marsica

Quando siamo stati nel paese fantasma di Sperone e sul Monte Serrone, dove restano ben visibili i segni del terribile terremoto che distrusse gran parte della Marsica il 13 gennaio del 1915, siamo rimasti profondamente colpiti vedere da vicino la faglia di questo terremoto. Il pendio del monte, infatti, è segnato da una lunga faglia visibile nel video che ho condiviso di seguito.  È stato veramente toccante osservare questi segni nella roccia… ed il pensiero va alle genti che con grande forza e volontà non si arresero e ricostruirono.

 

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La risorgente del fiume Imele

Tagliacozzo (Aq)

 

Risorgenti dell’Imele

L’Imele, noto affluente del Tevere, citato anche da Virgilio nell’Eneide, è un idronimo probabilmente coniato dagli abitanti primitivi di questi luoghi, come espressione dell’immagine della mente umana.

Secondo alcuni richiama o il vocabolo latino hiemns (inverno, freddo) o ancor meglio l’aggettivo latino imus (profondità) che ben si associano alla realtà del fiume. Dunque Imele, “il fiume freddo delle profondità”.

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Ventitrè dicembre duemiladiciotto

Oggi una belllissima escursione alla scoperta di Tagliacozzo, del fiume Imele e della sua storia! 

 

 

Chi temeva che la nebbia avrebbe compromesso l’esperienza di cammino si è ricreduto quasi subito, perche grazie a lei abbiamo apprezzato una dimensione magica che ha esaltato i nostri stessi sensi, la condivisione delle emozioni, prima tra tutte quella generata da un silenzio “assordante” che ci ha detto molto.

Può esser stato il gorgoglio delle acque alle risorgenti del fiume, l’umidità della nebbia nei capelli, il vento che piegava dolcemente i pini, la luce magnifica che ci ha accolti sul monte della Difesa, i due cagnolini che ci hanno seguiti festosi, le bacche di rosa canina che abbiamo spremuto fino a succhiarne la polpa, il profumo del sottobosco, il segno del lupo nei resti del suo pasto di predatore infallibile.

Può essere stato questo, o molto altro. 

Nella geologia, nella natura, nella storia che si è disvelata a noi, fatto sta che bastava solo osservare e avere la capacità di mettersi in ascolto.

Di noi stessi come dell’altro.

Grazie a tutti i partecipanti per aver condiviso con noi queste emozioni

 


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